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[AQ Biclassamento - Cdp] Risveglio
#1
SOGNI PARTE - 1

TEMPIO DELLA TRIADE DI ASHABENFORD

Dopo una delle tante giornate, passate come di consueto ad allenarsi appena fuori le porte di Ashabenford, insieme a due novizi, la sera, dopo un leggero pasto aveva fatto ritorno nella sua spartana stanza del tempio. Prima di dormire raccolse da uno dei comodini vicino al letto un libro, che qualche giorno prima aveva preso in prestito dalla biblioteca del tempio. Lesse qualche pagina, ma complice la stanchezza dell'addestramento e delle vicende delle settimane precedenti, si addormentò.

Quella notte, fece un sogno strano.

Sta camminando in mezzo alla neve sotto una bufera di neve. Era vestita con una semplice veste di cotone pesante ed era avvolta da un manto per ripararsi dal freddo. Il freddo. La cosa strana è che normalmente in mezzo ad una simile bufera e con le temperature così basse chiunque sarebbe morto assiderato se non ben protetto, eppure non sembrava risentire del gelo più di tanto. Continuò a camminare a lungo finchè una fioca luce non l'attirò in una determinata direzione. Seguì quella fioca luce come le navi seguono la luce di un faro. Arrivò fino ad una piccola casupola di legno. Si avvicinò alla porta e bussò. Non ricevendo risposta bussò ancora con più decisione. La porta si aprì lentamente ed entrò.

L'ambiente domestico era molto semplice. Era una piccola casupola di legno composta di due soli ambienti. Nella sala principale vi era un tavolo di legno con quattro sedie. In un angolo c'erano alcune casse e un baule. Su una parete su alcune mensole erano riposti dei recipienti. Sulla parete a destra dell'entrata c'era un caminetto. Una donna era seduta su una sedia a dondolo davanti il caminetto spento. Sembrava che il fuoco non venisse acceso da molto tempo ma, nonostante l'aria fredda, l'ambiente era piuttosto gradevole. La donna intonava una piacevole melodia mentre cullava una bambina. La sua voce si sovrapponeva al sibilo del vento. Fuori dalla casa la bufera di neve continuava ad infuriare. Salutò la donna chiedendole scusa per la mia invasione. Non ricevette alcuna risposta dalla donna. La salutò nuovamente ma ancora una volta nessuna risposta.

Si avvicinò alla donna.

Quella donna dal sorriso gentile, teneva in braccio la bambina, cullandola amorevolmente. La bambina sembrava avere pochi mesi di vita. Le donna sembrava essere poco più vecchia di Rei. Aveva la carnagione chiara, i capelli lunghi e biondi, con occhi azzurri come il cielo e una corporatura esile. La donna intonava una piacevole melodia mentre cullava la bambina.
Si sporse sulla bambina per osservarla meglio. Con suo grande stupore capì subito chi era la bambina. Era lei. Alzò di scatto lo sguardò sulla donna. Spalancò gli occhi e lentamente indietreggiò fino a sbattere con la schiena sulla parete. Come poteva essere? Stava sognando sua madre? Il suo cuore batteva a mille. Cercò di riprendere il controllo di se stessa. Non poteva essere sua madre. In fondo non l'aveva mai vista. Non l'aveva mai conosciuta quindi quella donna non poteva essere lei. Oppure era solo una manifestazione di un suo grande desiderio. Ma in quel momento non le importava nulla. Rimase li ad osservarla per un tempo indefinito. In silenzio senza proferire parola. Ad un certo punto la donna si alzò e portò nella stanza da letto la bambina menttendola nella sua culla. La donna tornò nella stanza per cucinare qualcosa. Lei rimase li ad osservare....se stessa nella culla...la guardò sorridendo. Poi un movimento attirò la sua attenzione. Qualcosa di piccol ocorreva sul pavimento della stanza. Controllò sul pavimento intorno alla culla ma non vide nulla. Tornò a guardare la culla e si accorse che in cima alla culla, in piedi sulle zampe posteriori c'era un animale dal manto bianco. Sembrava essere un ermellino. Il piccolo animale era piegato con la testa verso il basso guardando la bambina nella culla. Poi alzò la testa fissandola per qualche istante.

...CIAO...

Fece un passo indietro per lo stupore ma incespicò e cadde all'indietro atterrando con il sedere sul pavimento della stanza.

Rei sobbalzò nel suo letto e aprendo gli occhi su abbagliata da una forte luce. Si girò su se stessa affondando il viso nel cuscino. Borbottò ma pensando che fosse arrivato il mattino, si alzò dal letto. Con sua grande sorpresa si accorse che era notte fonda e che sopra il letto, a metà altezza della stanza c'era una sfera bianca che emetteva una forte luce. Di scatto allungò la mano alla parete per afferrare la spada ma la luce si esaurì pochi istanti dopo lasciando la stanza al buio. Accese una candela e dopo aver indossato una veste uscì nel corridoio a controllare. Era tutto immerso nel silenzio. Tornò a sedersi sul letto e rimase sveglia quasi tutta la notte cercando di capire come e perché aveva sopra la testa una pallina luminosa. L'unica spiegazione logica che riuscì a trovare è che qualche novizio del tempio le aveva voluto fare uno scherzo. Cercò di ritrovare il sonno perduto, ma quel sogno e quella inspiegabile luce ormai gli avevano tolto del tutto la voglia di dormire. L'autore dello scherzo sarebbe stato cucinato a dovere.
Ylva

Reinhilde Dragmar
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#2
PARTE - II
CAMPO DEI DRAGHI PURPUREI


[Immagine: default.jpg]

Quella sera si erano accampati nel fortino dei Draghi Purpurei

La giornata era stata a dir poco estenuante. Avevano dovuto sopportare cose che andavano oltre la fatica fisica. Erano tutti provati nella mente da quello che avevano dovuto assistere in quel luogo infernale. 

...INFERNO...

Ecco forse questa era la parola più adatta a descrivere quello che aveva visto. La missione era riuscita e aveva recuperato quello per cui erano andati li. Tuttavia tante domande erano rimaste senza risposte. Tutto quello che avevano visto era accaduto davvero? Erano solo illusioni? Domande senza risposte. 

Nel campo improvvisato stavano tutti riposando. Tranne lei. Seduta su un ciocco di legno osservava con occhi stanchi lo scoppiettare della legna del falò.

Non riusciva a non pensare allo scontro che aveva sosteuto in quel tempio della triade in rovina


[Immagine: knight__lighting_practice_by_orochi_spawn-d56x4ta.jpg]


Le gelide parole pronunciate dal cavaliere della morte ancora le rimbombavano in testa

...DE - BO -LE...

Quelle parole le bruciavano dentro. Il cavaliere dopo l'aveva afferrata e  trascinata in una sala, separandola dai suoi compagni. L'aveva ammonita per la sua debolezza,  dicendole che non aveva abbastanza forza per servire Torm. Se davvero voleva combattere e servire Torm doveva darne prova  combattendo contro di lui e sconfiggerlo. E così fu.

Ma ora al sicuro nel campo dei draghi purpurei non riusciva a smettere di pensare a quello che aveva detto. Le sue parole bruciavano come quel marchio a fuoco che tanto tempo fa ricevette, non perché fossero piene di menzogne. Bruciavano perché erano vere. Si era difesa dicendo che la sua debolezza veniva compensata dalla collaborazione dei suoi amici. Insieme a loro avrebbe potuto sconfiggere qualsiasi male. Tuttavia il cavaliere aveva ragione su un punto. Un giorno ci si troverà da soli di fronte al male e a quel punto è necessario avere la "forza" di poterlo affrontare da sola. 

Rimuginò  lungo su quelle parole e sul suo futuro. Avrebbe dovuto diventare più forte. Si sarebbe dovuta allenare molto più duramente e diventare più abile. Ma forse questo sono sarebbe stato sufficiente, pensava 

...Gli occhi si chiusero per la stanchezza...

L'aurora rischiarò il cielo. I suoi compagni si erano già alzati e si stavano preparando per la partenza. Con gesti lenti e stanchi raccolse le sue cose e le mise nella sacca. Qualcosa attirò la sua attenzione. Estrasse un'elsa di un'arma che sembrava essere di uno spadone. Con uno sguardo interrogativo si chiese quando aveva raccolto quell'oggetto, ma non si ricordò di averlo fatto. Senza farsi notare dagli altri lo rimise nella sacca. Al tempio ne avrebbe parlato con Annette e Ivor. 
Ylva

Reinhilde Dragmar
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#3
SOGNI PARTE - III


Le immagini cominciarono lentamente a farsi nitide
Riconobbe la stanza in cui si trovava.
Era a sedere sul pavimento della stanza di quella piccola casa in mezzo alla bufera di neve. Lanciò una rapida occhiata intorno a se e si soffermò sulla culla che aveva di fronte a se. Aveva dei ricordi confusi. Poi si ricordò che qualcosa vicino alla culla l'aveva sorpresa a tal punto da farle perdere l'equilibrio e cadere a terra. Lentamente si alzò in piedi e posò lo sguardo sulla culla. La bambina sorrideva protraendo le braccia e agitando le manine verso qualcosa sul bordo della culla. La fissava intensamente. La bambina dalla pelle chiara aveva i capelli biondi e gli occhi azzurro pallido. Stranamente le venne quasi istintivo identificarla con se stessa. Seguì la linea tracciata dalle braccia fino al bordo della culla su cui era appollaiato un piccolo mammifero.

...Ah ecco cosa mi ha fatto prendere un colpo. Dannato procione...

Procione sarà tuo nonno

La guerriera strabuzzò gli occhi osservando il mammifero davanti a se. Fece qualche passo indietro portando la mano destra alla fronte.

...Ma come puoi parlare? E' un sogno questo?...

...Certo che posso parlare. E mi pare più che ovvio che sia un sogno. Cosa altro potrebbe essere questo se non un sogno. Quanti ermellini hai mai sentito parlare in vita tua? Non sei molto sveglia, te lo ha mai detto nessuno?...

Lanciò un'occhiata tagliente a quel piccolo mammifero insolente. Poi portò lo sguardo nuovamente nella culla, fissando la bambina.

....Quella bambina nella culla sono io, quindi la donna nell'altra stanza che prepara da mangiare è mia madre? Lei ha davvero quell'aspetto? Intendo dire, lei è davvero così?...

...E' possibile. Oppure è la rappresentazione di come te la immagini nel tuo cuore...

La guerriera allungò la mano verso la bambina per poterle stringere la piccola mano paffutella. La mano della bambina attraverso quella della guerriera come se fosse un essere incorporeo. Osservò per qualche istante poi si recò nella stanza principale. Posò la mano sulla spalla della donna ma la mano l'attraverso come fosse anche lei un'essere incorporeo. Provò ad attirare la sua attenzione in altri modi ma senza alcun risultato. In preda allo sconforto torno nella piccola stanza da letto. 

...Non capisco perché non posso interagire in nessun modo con loro ma solo con te. ..

...Perchè io sono la tua guida in questo luogo.
Io sono la rappresentazione dei tuoi poteri latenti trasmessi da tua madre. Finora hanno dormito dentro di te silenziosamente ma lentamente si stanno svegliando....

Rimase per qualche istante con la bocca aperta e gli occhi sgranati sull'animale. Poi ad un certo punto le cominciò a girare il capo e le gambe si fecero molli. Si portò le mani alle tempie massaggiandole freneticamente mentre cercava con respiri profondi di riprendere il controllo di se dopo quanto aveva sentito. Alzò lo sguardo sull'animale.

...Tutto ciò è ridicolo. Sono qui a parlare con un procione che mi dice che possiedo poteri magici. Se possedessi dei poteri magici ne sarei al corrente. E poi che senso ha che ci sia un'animale a dirmi queste cose, definendosi tra le altre cose la mia guida...

...Li possiedi  da sempre ma finora non ne sei mai stata al corrente. Essi hanno cominciato a manifestarsi ma a livello inconscio.... 

Rimase a fissare l'animale in silenzio con uno sguardo pieno di diffidenza e incredulità.

...Senti, ammesso e non concesso che quello che tu stia dicendo sia vero, cosa devo fare per usarli?...

...Vedo che la cosa nonostante la tua diffidenza sembra interessarti. Comunque per ora non puoi farlo. Almeno non secondo la tua volontà. E' un processo lungo e ci vuole del tempo. Dovrai continuare a viaggiare nel sogno. Trovare la fonte dei tuoi poteri e risvegliarli. Poi una volta che saranno risvegliati potrai imparare a gestirli... 

La donna fece per dire qualcosa, per obiettare probabilmente ma l'animale la interruppe

...Ma ora basta...è tempo di svegliarsi...

...Ah si per tua informazione...io sono un'ermellino, non un procione...

Il piccolo animale schioccò le dita.

Gli occhi della donna si aprirono di scatto

La luce del sole cominciava a filtrare dalle imposte della sua stanza. Si portò una mano alla fronte massaggiandola. Non riusciva a capacitarsi di quello che aveva sognato. Uno stupido e bizzarro sogno o forse davvero altro? Abbozzò un sorriso divertito per la bizzarria. Sorrise divertita a lungo, per poi ricacciare indietro quel pensiero stupido. Doveva semplicemente trattarsi di un bizzarro sogno. Si alzò mettendosi seduta sul letto. Come i piedi toccarono il pavimento un brivido gelido le attraversò la schiena. 

...Che diamine...

Si alzò in piedi per dirigersi alla finestra ma scivolò rovinosamente a terra. Il pavimento della stanza era gelido, sembrava congelato. Fece per rimettersi in piedi ma scivolò di nuovo. Dopo solo diversi tentativi riuscì a gattonare fino alla finestra. Spalancò le imposte di legno della finestra e guardò a terra. Il pavimento della sua piccola stanza era i gran parte ricoperto di brina. Spalancò gli occhi in preda allo stupore e alla paura per quello che stava accadendo. Cercò di prendere fiato e gridò

...ANNETTE...ANNETTE...

Qualche istante dopo, avvertì un rapido rumore di passi avvicinarsi, poi la porta si spalancò. Il tempo sembrò rallentare così tanto da sembrare quasi fermo. Annette come entrò nella stanza scivolò sul pavimento ricoperto di brina disegnando in aria una maestosa rovesciata per poi atterrare di schiena.

[Immagine: fantozzi_rovesciata.jpg?w=584&h=312]

...Mai nulla fu più perfetto...
Ylva

Reinhilde Dragmar
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#4
 PARTE - IV
Tempio di Ashabenford

Non avevo memoria di quello che era accaduto nella stanza. Potevo solo affidarmi alle parole di Annette e Ariah.
Tutto quello che stava ultimamente accadendo nel tempio era opera mia e non di qualche burlone, come aveva pensato all'inizio. 

Secondo Annette stavo mostrando la sorprendente quanto inaspettata abilità di manipolare la trama. Perché stia accadendo questo e come possa accadere, sono ancora domande senza risposte. 

Annette ha detto che ne verrà a  capo e continua ad incalzarmi circa gli strani sogni che faccio. Vorrei poterle essere d'aiuto ma le ho spiegato più volte che non rammento nulla o quasi di quello che sogno. Solo fugaci sensazioni e frammenti di immagini e parole.

Ho informato Rhaegel dei miei attuali problemi e anche lui si è sorpreso di quanto stia accadendo. Come me, il priore non si capacita di come sia possibile il manifestarsi di certe capacità. Egli stesso ha affermato che tali capacità di solito si manifestano molto prima della mia attuale età. Ho spiegato che al momento a causa di questi eventi sono settimane che non riesco a riposare e la mia lucidità mentale ne sta risentendo vistosamente. Per cui l'ho messo al corrente della mia volontà di sospendermi a tempo indeterminato, da ogni  mansione all'interno del tempio. Finché non riacquisterò il giusto equilibrio mentale non mi sento di poter svolgere i miei compiti verso il tempio della Triade. 

Ho portato alla scuola di magia di ElvenCrossing un campione del mio sangue per farlo analizzare. Forse i maestri della scuola potrebbero cominciare a rispondere a qualche mia domanda.

E poi c'è quell'artefatto.

Non sono certa che quell'artefatto non sia responsabile di quello che mi sta accadendo

Se sono avessi una dannata risposta su quella stramaledetta elsa
Ylva

Reinhilde Dragmar
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#5
 PARTE - V
Nel Sogno

La stanza era illuminata dalla flebile luce di poche candele. Il camino era spento e l'aria all'interno era gelida. Aveva preparato tutto con estrema cura. Si mise a sedere sul letto e prese dal comodino una tazza con l'intruglio che l'alchimista della scuola di magia di Elvencrossing le aveva preparato. Ne bevve un sorso. Il volto si contrasse in una smorfia di disgusto per il sapore immondo di quella bevanda. Fece un profondo sospiro e svuotò il resto della coppa con un solo lungo sorso. La tazza le scivolò dalle mani cadendo sul pavimento della stanza. Forti conati di vomito scossero il suo corpo. Rimase diversi istanti con le mani sulla bocca, piegata verso il pavimento prima di riprendere il controllo.


Si sdraiò lentamente sul letto. Intorno a se tutto cominciava a diventare sfuocato. Il soffitto della stanza ondeggiava per poi contorcersi su se stesso. Lentamente l'oscurità scese su di lei. 

Il gelido vento la colpì in volto con violenza. I suoi occhi si aprirono lentamente rivelando sopra di lei un cielo oscurato da grige nubi. Si muovevano veloci, vorticando, cambiando continuamente forma, contorcendosi le une contro le altre. Si alzò a sedere sul manto nevoso e poi in piedi. Volse uno sguardo al paesaggio che la circondava. 

La prima cosa che la colpì fu il luogo. Si trovava in un posto diverso da dove era stata finora. Il sentiero costeggiato su ambo i lati dalla spettrale foresta invernale, che le era tanto familiare, aveva lasciato il posto ad un paesaggio di montagna. Volse di nuovo il suo sguardo verso Il cielo. Non poteva dirlo con esattezza ma da li a poco si sarebbe scatenata una bufera. Il paesaggio ricoperto da una candida neve e ghiaccio si perdeva a vista d'occhio e le vette delle montagne così alte, sembravano lambire le nubi. Il luogo le appariva completamente deserto. In quel momento non avvertiva la solita presenza di sguardi selvaggi e feroci su di lei. Sembrava essere da sola in quel luogo. Tuttavia il suo corpo le diceva che c'era qualcosa li con lei. Sentiva che c'era qualcosa di strano nell'aria. Avvertiva una sensazione che finora non aveva provato. Il suo corpo era scosso da brividi come se fosse costantemente lambita da qualcosa di tangibile ma non visibile ai suoi occhi.

Rimase immobile tra la neve osservando il paesaggio in varie direzioni cercando di capire cosa fare in quel momento. Attendere li o andare in cerca...ma in cerca di cosa? Si mordeva il labbro inferiore, tormentata dall'indecisione sul da farsi. Fece per muovere un passo in una direzione a caso quando qualcosa la bloccò. 

L'animale era ritto sulle zampe posteriori di fronte a lei

...Dai muoviti. La strada è ancora lunga...

La ragazza guardò con fastidio l'animale

...Mi piacerebbe sapere dove vuoi portarmi e il motivo. Inoltre ho delle domande da farti...


[i]...Risponderò alle tue domande strada facendo...
[/i]


Fece una smorfia e indicò con un vago gesto della mano all'animale di farle strada

...Voglio sapere dove stiamo andando..

[i]...Nel luogo in cui i tuoi poteri giaciono semi addormentati...[/i]

...E una volta li? cosa dovrei fare?...

[i]...Una scelta...[/i]


...Che scelta dovrei fare?..

[i][i][b]...Scegliere se accettare i tuoi poteri o rifiutarli e farli tornare a dormire per sempre...[/i][/b][/i]

...Posso fare questo tipo di scelta? E' un sollievo. Mi sentivo già una condannata...

...Cosa ne sai dei miei poteri? Sai a chi devo questo, diciamo così, dono?..

...Ragazza non ho risposte a questa tua domanda. Credo che dovrai indagare e scoprirlo da te. Tua madre o tuo padre probabilmente erano degli stregoni. O forse uno dei loro avi. In quanto alla natura del tuo sangue. Chi può saperlo...

La ragazza rimase a lungo in silenzio riflettendo tra se e se. 

...Come si fa ad usare la magia? Insomma come posso fare a lanciare incantesimi?...


[i][i][b]...Prima di tutto dovrai sentire la trama fluire in te e percepirla. Poi il modo per lanciare incantesimi penso riuscirai a trovarlo da te. Concentrazione, rabbia, ci sono molti modi per incanalare la magia...[/i][/b][/i]


[i][i][b]...Comunque è finito il tempo delle domande, siamo arrivati...[/i][/b][/i]

L'animale si fermò alla fine del sentiero innevato, di fronte all'entrata di una grotta ai piedi di una montagna. La ragazza guardò l'entrata della grotta per qualche istante e poi preceduta dal piccolo animale, entrò nella grotta.
Ylva

Reinhilde Dragmar
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#6
 PARTE - VI
Nel Sogno

...Eccoci arrivati ragazza mia...

La guerriera abbassò il cappuccio e alzò lo sguardo per vedere davanti a se. Una enorme parete di roccia era di fronte a loro, a sbarrare il passo. Ai piedi della parete notò due enormi porte. Non capiva di che materiale fossero fatte. Cristallo...o forse ghiaccio. Si avvicinò meglio per osservarle e notò rune incise sulle porte. Non aveva mai visto quelle rune in vita sua. Si voltò verso l'animale con sguardo interrogativo. 

...Devi entrare li dentro...

...Che cosa c'è li dentro...

...Quello che cerchi e quello che sei...

Prima che la guerriero potesse fare altre domande l'animale sparì come fosse un fantasma. Guardò nuovamente le porte, indecisa sul da farsi. Se fosse entrata probabilmente non avrebbe più avuto l'occasione di tornare indietro. Ma se non fosse entrata non avrebbe avuto l'occasione di tornarvi anche in quel caso. Eccola nuovamente quella fastidiosa sensazione...il non avere controllo, andare incontro a qualcosa di sconosciuto. Quanto detestava sentire quella sensazione dentro di se. Rimase per lunghi istanti a riflettere, immobile davanti l'entrata. Si chiedeva se entrare fosse la cosa migliore da fare. Se avesse continuato incessantemente ad allenarsi e combattere sarebbe potuta diventare molto potente. Intraprendendo quella strada avrebbe potuto ottenere lo stesso risultato? Sarebbe potuta diventare più potente al di la di ogni sua aspettativa o sarebbe divenuta più debole? I dubbi continuavano a martellarle la testa. Ma a quel punto era insensato avere dubbi...sarebbe stupido tornare indietro. Il suo desiderio di conoscere se stessa era troppo forte. Inoltre questo le avrebbe potuto permettere di scoprire qualcosa del suo passato. Un passato di cui non sapeva assolutamente nulla. Questo dissipò ogni suo dubbio. 

Mosse un passo verso le porte ed esse con un cigolio si spalancarono per lei. Si fermò per un istante, poi entrò dentro.

Le grandi porte di ghiaccio si chiusero dietro di lei.

Pensava di essere in un luogo buio, invece con sua grande sorpresa l'interno della costruzione era illuminato. Enormi cristalli fatti dello stesso materiale delle grandi porte emanavano una tenue luce azzurrognola. La parete e la volta della sala erano rivestite di pietra chiara. Al centro della sala un piccolo piedistallo di pietra con sopra un piccolo globo che emana la stessa luce azzurra dei cristalli, solamente più intensa e pulsante. Le pareti di pietra della sala sono intervallate da enormi lastre trasparenti anche queste fatte di un materiale, come i cristalli, e la porta, simile al ghiaccio. Il suo sguardo vago per tutta la sala soffermandosi su ogni singola lastra. Poi guardò il globo ala centro della sala. 

Si avvicinò al globo per osservarlo meglio. Da vicino si accorse che non era un vero e proprio globo. Era una fiammella azzurrognola. Non riusciva a rammentare dove ma le sembrava di aver già visto qualcosa in passato. Nella sua precedente vita, forse. Ma non rammentava bene. Allungò la mano in direzione della fiammella.

 Le lastre trasparenti si illuminarono cominciando a proiettare sulla loro superfici immagini distorte.

Si fermò un istante, come in preda all'indecisione. Fece un profondo sospiro.

La mano si protese ancora di più verso il globo. Le immagini divennero sempre più nitide. Quando la mano afferrò il globo luminoso, stringendolo saldamente, le immagini sulle lastre vennero proiettate direttamente nella mente della guerriera.

Un turbinio di immagini a formare un'enorme e caotico mosaico. Le immagini si succedevano rapidamente le une alle altre, alternandosi, affiancandosi, sovrapponendosi le une alle altre. 

Capì immediatamente cosa fossero quelle immagini. Frammenti, frammenti del suo passato. 

Le immagini andarono ancora indietro nel tempo mostrandole scene di vita quando era poco più che una bambina

Le immagini ora si facevano più confuse, mischiandosi tra loro. Non riusciva a dare loro un ordine cronologico preciso. Si sentiva sempre più confusa. La testa le pulsava provocandole un forte dolore ma cercò di resistere. 

Una donna con il volto rigato da lacrime che si appresta a dire addio a qualcuno e un uomo che cercava di confortarla

Poi altre immagini confuse a cui non riusciva a dare un senso e un significato preciso

Il globo emise un lampo di luce tale da ferirle gli occhi. 

Poi il buio.

Riaprì gli occhi....sopra di lei, il familiare soffitto della stanza del tempio. Alzò la mano che nel sogno aveva afferrato il globo e rimase ad scrutarla in silenzio per diversi minuti. Si chiese che cosa aveva visto in quel sogno. Cosa fossero quelle immagini. Avrebbe dovuto parlarne con qualcuno che ne sapeva più di lei. Forse avrebbe avuto le risposte. Ma di una cosa era sicura e non aveva bisogno di nessuno per capirlo. 

Qualcosa era cambiato in lei.
Ylva

Reinhilde Dragmar
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#7
 PARTE - VII
Una nuova pagina

...Non è stato per nulla semplice accettare quello che sono...

...La vita è un po come il racconto scritto su un libro. Se vuoi andare avanti nella storia devi voltare pagina e iniziare la successiva...

...Così ho fatto...

...Ho iniziato un nuova pagina della mia vita e se voglio capire dove mi porterà devo continuare a leggere questa nuova pagina...

...Sei sicura di aver fatto la scelta giusta?...

...Solo il tempo ha la risposta a questa domanda...

Ho accolto al tempio, l'hin Schetch. Desideravo parlare con lui per avere qualche informazione sul come essere uno stregone. Devo dire che l'incontro ha dato buoni frutti. L'hin mi ha spiegato in che modo usa la magia o meglio il metodo che lui usa per far fluire la trama in se e produrre gli incantesimi. Mi ha spiegato che la fonte di tutto sono le sue emozioni. Sicuramente ci sono altri metodi per sfruttare la magia che portiamo dentro di noi ma forse come per lui anche per me questo metodo sembra funzionare alla perfezione. Ad esempio mi ha spiegato che per lanciare un'incantesimo di luce quando si trova in un luogo buio pensa dentro di se proprio all'opposto di quella oscurità oppure per lanciare un incantesimo di protezione le sue emozione di proteggersi da pericoli prende il sopravvento. Mi ha spiegato che ha manifestato questi poteri fin da piccolo e ha faticato molto per riuscire a controllarli. 

Attingendo alla mia memoria passata sono riuscita a a formulare alcuni incantesimi. Tuttavia la cosa che mi ha sorpreso è che per farlo ho dovuto attingere a ricordi ed emozioni della mia vita precedente. Una vita che avrei voluto cancellare dalla mia memoria ma che continua a farsi viva e tormentarmi. 

...Il destino alle volte è davvero beffardo...

Un risvolto divertente in tutta questa storia è lo stupore delle persone che mi sono accanto. Sono tutti sorpresi molto più di quanto lo sia io o debba essere, visto che poi sono la diretta interessata. Il maestro Amalyth della scuola di Elvencrossing sembrava decisamente incredulo quando sono andata li a registrarmi come arcanista ed avere l'autorizzazione ad usare la magia nella valle. Forse è stata una mia superficiale impressione ma sembra aver mutato atteggiamento nei miei confronti. 

...Magari ti vede solo come un cavia su cui compiere degli studi...

...ma ti prendesse un accidenti, maledetto procione...
Ylva

Reinhilde Dragmar
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