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[Jon Kindred] Diario
#11
ESSEMBRA #3

Il solito rosso sembiano sul tavolo dietro ai separè dell'Occhio Vigile. Seduto incappucciato, Jon attese di vedere qualcuno delle Lame anche solo passare. Il furto era andato bene, non era andata bene la consegna.

Ora rischiava di essere raggiunto prima che l'oggetto in suo possesso fosse consegnato, il che lo teneva largamente sulle spine. Ma non s'era fidato del Losco Figuro. L'uomo pareva sapere tutto, ma s'era contraddetto e non s'era presentato. Quanto bastava per non fidarsi.

Jon aveva dovuto misurare le parole per non rischiare di rivelare di avere in mano l'oggetto che stava cercando.
Ma doveva considerare che non era stato attaccato, sempre che non volesse rischiare di attirare l'attenzione delle guardie vicine.

Se si trattava davvero di uno degli uomini del mandante, di certo non aveva insistito e ci godeva a fargli cadere la colpa addosso. Sembrava tuttavia un tipo esperto, e chi lo metteva in posizioni difficili per divertimento sarebbe stato una piaga anche se gli fosse stato debitamente presentato. Di certo non l'avrebbe frequentato se non fosse stato necessario.

Se non rischiava di vedersi seguito da qualcuno, quello era come minimo un problema di comunicazione. Non era stato avvertito, di niente. Soprattutto che si sarebbe preso questa libertà e che avrebbe avuto a che fare coi suoi uomini. Jon scommise che il mandante lo avrebbe accusato dalla sua posizione o che si sarebbe inventato qualche scusa alle sue azioni.

Diamine, quanto odiava chi si comportava in maniera poco professionale con lui.
Decise che avrebbe fatto in fretta a detestarli, entrambi.
Erano davvero così rilassati da quelle parti grazie alla sua fama?
Non se ne capacitava.

Scolò il calice di rosso.
Impossibile gustarselo a pieno quando c'è da guardarsi le spalle.
Lode alle Ombre!
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#12
ESSEMBRA #3.5 - PERSONE

Erano mesi che si era unito alla combriccola di Essembra e conosceva da ancora prima quelli che sarebbero diventati le Lame d'Argento.
Mentre si allenava a fare trucchi coi tarocchi nella sua stanza gli veniva sempre più chiaro in mente cosa poteva o non poteva fare con quelle persone.

Ormai si era sputtanato come ladro, questo era chiaro. Tutti sapevano che lui provava a rubare.
Non lo avevano mai sorpreso di recente e questo era segno delle sue aumentate capacità. Ma aveva giocato quella carta troppo presto. Gli avventurrieri sapevano, e questo faceva di lui un piccolo colpevole, almeno di fama.

Spaventapasseri, dritto.

Non capiva che piani avesse per lui Mask a questo punto, s'era giocato il dominio dell'Inganno e s'era arenato come una nave sulla battigia, poteva perdere i poteri di punto in bianco a questi termini.
Era stato scoperto da almeno due persone.

Aldric, Darsa...

Gli venivano in mente altri piani da fare, ne aveva giusto un paio per le mani.

Torre, dritta.

Quindi se Mask aveva altri piani per lui, quello era un segno che aveva ancora carte per le mani.
Non ultimo quello di essere stato scoperto da persone di cui evidentemente si poteva fidare.
Ma loro potevano fidarsi di lui?
Sorrise alla serie di pensieri che gli passavano per la mente.

Penso di si...

Inoltre aveva per le mani altri delle Lame.
Almeno tre se non quattro pedine da muovere.
Non a piacimento fosse chiaro.

Ogni carta si presenta come vuole dopotutto...

Matto, dritto.

Ah...

Fece una strana faccia e mise da parte le carte, buttandosi disteso, testa sul cuscino.

Darsa ha detto ad Aldric che secondo lei venero Mask...

La cosa lo fece sorridere, non era la prima volta che Bane collaborava con Mask. Ma fin che punto collaborare?
Rischiava di perdersi il senso di tutta la faccenda. Dopotutto Aldric lo aveva accettato.
Fingere non gli era venuto bene, era stato colto mani nel sacco.
Ebbene si, era un chierico della Maschera.

Non lo aveva ammesso, anzi era stato preciso a dire la sua posizione ad Aldric.
Non s'era veramente rovinato la carriera con lui.
Ma Darsa cosa pensava?

E se volevano usarlo per la sua posizione di losco figuro della compagnia, probabilmente ne sarebbe uscito qualcosa di interessante.
Ma dentro le Lame avrebbe avuto meno libertà e avrebbero rischiato tutti di più.
Non era stupido, era cattivo, ma non godeva nel fare danno per principio.

Zigrin il Rosso. Un nano davvero singolare, forse quello che l'aveva condizionato di più in quel primo periodo.
Jon nel seguirlo si era fatto forzare la mano. Non doveva accadere nuovamente di farsi trascinare dal modo di fare di qualcun altro. Specie così irruento. Oh beh, se lui faceva la testa e l'altro la mano allora le cose iniziavano a quadrare.

Exem Aerkos. Un uomo difficile da gestire. Complice l'avergli fatto il borsello almeno due volte, non aveva fiducia in lui.
Ma Jon invece aveva una straordinaria fiducia in Exem, perchè Jon aveva capito con chi aveva a che fare.
Una carta potente.

Poi c'erano le altre prime linee... Nathan Lore e Derek Bruenor.
Meno affini ai suoi scopi... forse Derek?
Chi lo sa, se voleva far fruttare le sue capacità doveva capire con chi aveva a che fare davvero.

Infine lei. Majuk Zarhkath. Ufficialmente la sua cliente in qualità di arciere e cerusico mercenario. Realmente una donna dalle mille sfacettature dietro una Maschera.
Se tutti la consideravano per il suo aspetto diabolico, lui capiva il lato umano.
Non era così dissimile da lui, aveva dei poteri particolari, e s'era affidata a lui facilmente.
La maggior parte del tempo la passava ad annoiarsi, era palese.

Quindi era capace di tutto per far passare il tempo, ma non era chiaro a tutti gli altri fin dove si poteva spingere.
Però non era una stupida, solo disprezzata dai più per il suo aspetto, il disprezzo con cui diceva le cose, la spocchia tipica di una nobile dama altezzosa e aggiungerei l'ovvia attenzione ai dettagli più futili.

Nel complesso il carattere era la cosa più divertente che avesse mai incontrato.
Almeno appariva davvero come una dama di lignaggio, su quello probabilmente non aveva mentito.
Poteva quasi sfruttarla a piacimento se fosse stato attento a non cadere nel vortice assieme a lei.
Dopotutto era una donna pericolosa.

Ah già, la festa...
Chissà se son pronti i regali.

Sorrise e si preparò.
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#13
IL SILENZIO DI MASK

Il tempo scorreva ad una velocità impressionante...
Era stato poco accorto e s'era ritrovato ai limiti della società in poco tempo.
Lui che era un chierico di Mask, in teoria una delle chiese più ricche di Faerun, s'era ritrovato senza poteri per poco tempo.
Cos'era quel silenzio? Era colpa sua? O era stato il caos planare di quei giorni?
Proprio quando credeva che non sarebbe sopravvissuto, i poteri erano tornati e i suoi passi l'avevano guidato a Peldan's Helm.

Una prova di sopravvivenza dunque?

Era tornato, aveva ritrovato madame Zarhkath con il suo vasto seguito.
Le notizie che le aveva dato non avevano ottenuto frutto, così come la sua ricerca ai limiti della società in cerca di informazioni e oggetti da portare al suo collaboratore.
Poco male, aveva trovato nuovi compagni di viaggio a fianco della madama.
Un guerriero, un avventurriero e turacciolo con dei nuovi poteri.

Sarebbe dovuto tornare ad Essembra e continuare i suoi affari, ma per la strada la tentazione di derubare Siktah s'era fatta forte e aveva subito la sua rabbia.

"Lurido ladruncolo di strada..."

Cos'era cambiato da Teflamm ad ora?
Forse era questa la chiave...
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#14
SVOLTA - ALEA IACTA EST

Doveva svoltare, diventare ciò che era chiamato a fare dal suo ruolo di chierico di Mask, non una sottospecie di mendicante in cerca di pochi spiccioli come s'era abituato a fare.
Come borseggiatore professionista durante le risse dei Sei Scudi guadagnava bene, ma era un vicolo cieco.
Come trafficante di articoli magici presso Essembra, beh... Non andava poi così tanto bene.
Una via e una vita sull'orlo del baratro e lui non poteva continuare così.

Dapprima venne la notizia, il gruppo di madame Zarhkath smetteva di essere alle sue dipendenze strette per diventare un gruppo d'elezione.
Seguire la Lady, anche in capo al mondo, cosa che già faceva e che alla fin fine non dispiaceva, e godere della sua munificenza nei termini dei propri obiettivi personali.

Chiaro, chiarissimo, lampante.
Forse per gli altri che avevano deciso di seguirla a qualunque costo.
Ma per lui? La simpatia che provava nei confronti dell'acida e superba dama, poco aveva a che vedere con le sue prospettive.

Venne messo spalle al muro dalle stesse scelte estreme della dama e dalla sua fedeltà ad un gioco più grande di lui.
E lui, lui... scelse di sfoderare la lama contro la stessa donna che l'aveva pagato per i suoi servigi così a lungo.
Così volle il Fato.

Una lacrima rossa sul viso della dama a Memoria della sua sconsideratezza.
Parole come un monito, dure e sprezzanti, ma allo stesso tempo sagge e paternali, da parte del Matto.
Ed infine una lacrima solitaria sotto il bavero del ladro.

Cosa sto facendo?
Ormai, non c'era modo di tornare indietro.
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#15
MORTE

Jon Kindred è morto col collo spezzato da un colpo di mazza.
Una caviglia rotta procurata da una caduta, bruciature causate da numerosi dardi magici.
Non c'è che dire, aveva tentato in tutti i modi di salvarsi.

L'oscurità calò sui suoi occhi, ma una voce neutrale lo richiamava alla luce...
Lode alle Ombre!
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#16
GAZE

Si tolse il bavero e calò il cappuccio, la solita faccia si rifletteva nel catino colmo d'acqua e i segni sotto gli occhi gli dissero che un'altra giornata era passata.
Non più la faccia dell'avvenente giovane dai modi garbati e sbruffoni, no.
Quella era la faccia di uno sconfitto dalla vita stessa.

Era diventato tendente al bere smodatamente.
Dannatissimi incubi gli occupavano le notti in cui andava a letto sobrio.
Quando non si svegliava di soprassalto nel cuore della notte, per morire di nuovo colpito da una mazza o gettarsi nel vuoto di una finestra tra le fiamme, rivedeva tutte le notti i volti di tutte le persone con cui aveva collaborato ma che di fatto lo avevano abbandonato a sè stesso.

E quando era sveglio, beh...


Aveva in pugno niente, se non l'acqua con cui si bagnava il viso annaspando per non vedere la sua faccia ridotta in quegli stati.
Cosa lo aveva riportato in vita?
"Mask ci deve tenere molto a te per averti riportato in vita."

Schiantò la brocca sul muro.
Decine di piccoli frammenti di coccio si sparsero dal punto di impatto, una parte rigarono diversi quadretti rubati che teneva con se nella piccola e spoglia stanza, un'altra si sparse per terra e sul letto, l'acqua invece colò fino a un quadro poco più sotto che iniziò a colare colore macchiando il muro.

La brocca era ancora lì nell'angolo della toletta di fianco al catino.
Si ricoprì il volto e uscì dalla stanza.

Aveva ancora qualcosa da fare.
Lode alle Ombre!
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