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[Lucinde Sinla Parin] Riflessioni, scritti, avventure...
#1
Grossi pezzi di carne tenera galleggiavano assieme a piccoli tocchetti di patate,carote e cipolle in un sugo denso e rossastro che ricordava il colore del vino…
E in effetti Holstaf le aveva detto (giustamente orgoglioso) che preparava quella pietanza col miglior vino che le Valli producevano: rosso, schietto e generoso come chi abitava quel luogo...lo stufato dava un senso di sicurezza alla giovane arcanista: quelli dovevano essere i giusti rapporti tra cinghiali e umani...i primi nel piatto dei secondi e non viceversa! Ricordava ancora con particolare disappunto quando un branco di quegli animali l’aveva aggredita nella foresta, mentre Amarthion la accompagnava in cerca di campioni adatti a distillazioni o altre lavorazioni...fortunatamente un incanto di “Invisibilità” al momento giusto, risolve molte cose…
Portò il primo boccone alla bocca, masticandolo lentamente, lasciando che il forte sapore della carne e quello agrodolce dell’intingolo si amalgamassero nel palato...e tutto svanì con un’ultima nota leggermente piccante e pepata.
A dir il vero comprendeva benissimo le ragioni dei cinghiali...probabilmente lei non era altro che un elemento estraneo nel loro mondo, fatto di basilari bisogni primari: ricerca del cibo, accoppiamenti, difesa del territorio e dei piccoli...e lei come “minaccia”andava inseguita, scacciata...eliminata.
Interessante notare come nelle Valli questa “regola" si replicasse in scala differente in quelle vallate…
Capitata quasi per caso in uno scontro tra civiltà e terre selvagge, ora capiva meglio l’anima di quella terra...cos’era Peldam’s Helm coi suoi fortini e le guardie, se non uno scoglio a cui si aggrappavano uomini che lottavano contro “estranei" come goblin, orchi e bugbears?
Meilil l’avrebbe definita la “seconda grande avventura di Lucinde”...ovviamente la prima era stata la disastrosa (Lucinde non era tenera con se stessa quando si accorgeva dei banali errori che faceva) ispezione di una tomba ai tumuli...ormai poteva solo sognare cosa avrebbe mai potuto vedere al di la di quel passaggio…
Ma non divaghiamo...Accodatasi al solito gruppo di avventurieri desiderosi di fama e gloria...o piuttosto vecchie fedeli monete di metallo prezioso, aveva contribuito a mettere una subitanea quanto inaspettata (almeno per i goblin) parola fine alla fuga di uno sciamano, il cui clan si era rifugiato tra le colline della terra delle bestie.
Il costo di quella “avventura” erano state le vite di tre uomini che custodivano un forte e l’intera tribù decimata…
Ma un po’ tutti avevano avuto quello che volevano...frugando tra i beni della tribù si erano ritrovati alcuni interessanti oggetti dalle proprietà magiche...mentre altri erano soddisfatti per aver fatto qualcosa di buono…altri ancora tra cui Meilil per la storia che avrebbero potuto comporre
Così divagava la mente di Lucinde la quale, seduta comodamente a un tavolo della locanda, riposava i suoi piedi (veri vittime di quella avventura), divorava il suo stufato...e leggeva cercando di ignorare la confusione degli avventori l’ennesimo capitolo della storia del Cormanthor...
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#2
A Lucinde non era stata negata una buona educazione, si nutriva di nozioni senza tralasciare anche scritti che riportavano dissertazioni filosofiche…
Una frase in particolare balzó fuori dai meandri del suo cervello…”La conoscenza è distruzione: ogni nuova informazione, ogni cosa che assorbiamo infrange ciò che eravamo per restituirci qualcosa di nuovo”
Non poteva a questo punto negare la tremenda, dura verità di quelle parole…procurarsi, denaro, cibo, una stanza in cui riposare la metteva sempre a confronto con se stessa, ne provava i limiti, contribuendo giorno per giorno a costruire qualcosa di diverso dalla ragazza che era stata in quei diciannove anni: intuiva di essere stata come un bruco, il cui bozzolo aveva iniziato a sfilacciarsi e rompersi il giorno in cui aveva lasciato Waterdeep.
In tutto questo, Cassandra...la vampira era la causa di una delle più terribili e dure lacerazioni di quel bozzolo...l’aveva colpita in pieno nello stomaco, obbligata a vedere quanto limitate fossero le sue possibilità, costretta a nascondersi mentre Meilil e tutti gli altri cadevano, obbligata ad assaggiare il sapore della paura, dei dubbi mentre correva nel buio verso Glen.
Era un sapore che non aveva decisamente apprezzato, come non aveva apprezzato l’assurda dicotomia: sapeva di stare facendo la cosa giusta, eppure voleva combattere quella vampira...per difendere il suo mondo, che lei voleva sottrarle.
Forse la stessa Tymora che la sua compagna d’avventura spesso invocava li aveva protetti: all’alba quando era tornata da Glen li aveva ritrovati tutti...ma ancora quel sapore disgustoso che aveva nella bocca, non se ne andava...
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