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[Varn] Vaeringjar
#1
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Vaeringjar -1 

***

"Quante? Dieci?"
Silenzio.
"Quindici?"
Di nuovo, silenzio.
"...trenta?"
Il mento della guardia si abbassò quasi impercettibilmente. Quasi.
"Fanculo. Stai scherzando?"
"No. All'alba." Finalmente la guardia rispose, monotono, pragmatico, inflessibile. Tanto gli doveva, e tanto gli diede.
Silenzio, stavolta gelido, inquietante. Contro ogni addestramento, la guardia si trovò inconsapevolmente a lanciare un'occhiata aldilà delle sbarre, nella penombra della cella umida. 
Sul volto tumefatto del prigioniero, immobile nel giogo delle pesanti catene, era comparso un mezzo sorriso.
"Allora sembra che dovrò uccidervi tutti e evadere da questa fogna, eh?"
La guardia ebbe un momento di esitazione, e con un sussulto nervoso si accorse di stringere fra le dita l'impugnatura del randello. 
Il prigioniero iniziò a ridere, prima gracchiando fra muco e polvere, e poi fragorosamente, a pieni polmoni.
La guardia gli fece eco fino alle lacrime.
"Come ti chiami, amico?"
"Ha importanza?"
No. Ormai non ne aveva più.
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#2
Vaeringjar -2 

Passando davanti alla cella, la guardia ritrovò il prigioniero come lo aveva lasciato. Trovò strano sentirsene al contempo sorpreso e rincuorato.
"E' già l'alba?"
"Non ancora." La guardia gli allungò una scodella piena di brodaglia maleodorante. Il meglio che la mensa aveva da offrire. "Dì, cosa hai fatto per finire qui dentro?" 
"Cambierebbe qualcosa se ti dicessi che sono innocente?" Il tono voleva essere ironico, ma le parole uscirono affilate come rasoi.
La guardia restò in silenzio, e il prigioniero appoggiò la ciotola a terra. Ancora piena.
"Nulla che valga la forca, amico. Il tuo comandante ha la testa piena di merda." Il volto della guardia era nascosto dall'elmo, ma il prigioniero avrebbe giurato che l'uomo stesse sorridendo.
"Questo basta per meritarti la forca. Amico."
"Invece tu cosa hai fatto per finire qui dentro?"
"Il mio comandante ha la testa piena di merda." Adesso entrambi stavano decisamente sorridendo.
"Finisci la zuppa."
"Bah. Meglio il ceppo."
"Finisci la zuppa." Il prigioniero colse qualcosa nel tono della guardia. Guardò la scodella, poi versò la sbobba ai piedi della branda.

Ting.

"Allora ce l'hai un nome?" 
Le mani del prigioniero erano già all'opera, mentre alzando lo sguardo vide che la guardia gli stava dando le spalle. 
Dalla cella si levò una lieve risata. 
"Althjof. E tu?
L'elmo della guardia si inclinò appena da un lato. Nonostante l'accento straniero, l'uomo riconobbe l'idioma della sua terra.
"Ladro?"
"E ció che sono, dopotutto."
La guardia decise di stare alle regole del gioco.
"Allora io sono... Varn."

Il suolo sembrò venirgli incontro in tutta fretta. Non aveva nemmeno sentito il colpo alla nuca.
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#3
Vaeringjar - 3

Due commilitoni lo trovarono all'alba, riverso a terra davanti alla cella vuota, ancora privo di conoscenza.
Uno gli diede da bere, l'altro, quello sveglio, gli mise i polsi in catene. 

Bastarono poche ore perchè si trovasse dalla parte sbagliata della legge, e i suoi ormai ex-compagni non ci andarono leggeri con lui. Ordini dall'alto e sottoposti zelanti facevano una pessima combinazione. Quello che però gli diede più fastidio di tutto fu trovarsi, dopo un pestaggio particolarmente solerte, cieco da entrambi gli occhi; le palpebre gonfie e incollate dal sangue rappreso. 
Gli stava bene che lo malmenassero in una gabbia muffita e maleodorante. Gli stava bene giacere nel suo stesso sudiciume, con un ceppo attorno al collo e ai polsi. Gli stavano bene i morsi dei ratti e dei pidocchi, la fame e la sete. 
Non gli stava bene il buio.
Nemmeno il silenzio.

Un eco di passi lo riportò nel momento. Passi lenti e strascicati che si fermarono davanti alla sua cella.
Un forte odore di incenso e salvia lo fece sorridere.
"Bentrovato, Vecchio."
"Salute, Idiota."
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#4
Vaeringjar - 4

Parlarono a lungo, un po' a bassa voce e un po' sbraitando male parole l'uno contro l'altro. Nessuno dei due era assolutamente disposto a cedere sulla propria posizione, cosa strana soprattutto per l'uomo in gabbia.
"Fottiti" disse questi con tono di finalità, "preferisco strapparmi la lingua a morsi."
A questo punto l'anziano visitatore perse la pazienza. Nonostante la zoppia, si avvicinò alle sbarre con uno scatto rabbioso e fulmineo.
"Basta così." I suoi occhi ardevano come bracieri, e la sua voce era dura come l'acciaio. La spavalderia del ragazzo si sciolse come neve al sole.
"So che hai paura."
"Non ho paura della morte, vecchio."
"Invero, no", gli concesse l'altro, "non mi aspetto che tu tema ciò che non conosci. Ciò che non pensi possa chiamare il tuo nome in qualsiasi momento."
L'esile figura battè le nocche ossute contro le sbarre. Una, due, tre volte. Il prigioniero sentì un brivido corrergli lungo la schiena e lo stomaco stringersi in un nodo.
"Questo è ciò di cui hai paura."
L'eco di quelle parole si dissipò fra le mura di pietra lasciandosi dietro un lungo silenzio.

"Ho la tua attenzione?"
"... ti ascolto."

Il vecchio riprese a parlare, stavolta senza interruzioni.
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#5
Vaeringjar - 5

Era ancora addormentato quando udì rintocchi di campane.
Il loro eco monotono tentò di trascinarlo nel mondo reale, e più resisteva al loro richiamo più questo si faceva insistente e penetrante. Dopo poco ogni rintocco sembrò esplodergli direttamente nella testa, e si svegliò urlando.

Era l'alba, e campane all'alba significavano solo una cosa nel braccio della morte.
"Grazie lo stesso, Vecchio."
Poi si rese conto che il silenzio delle prigioni era rimasto indisturbato, a parte per le sue grida e un rumore di passi pesanti.
"Che cazzo hai da urlare, mentecatto?" lo salutò uno di tre miliziani apparsi davanti alla sua cella. Ufficiali, a giudicare dai lustrini sulle giubbe.
Il prigioniero restò in silenzio, incerto se preoccuparsi o meno, e il graduato spinse fra le sbarre una pergamena arrotolata con un gesto impaziente.
"Firma."
"... voglio darci un'occhiata, prima."
I tre scoppiarono a ridere all'unisono. "Oh, sai leggere?"
Posò lo sguardo sul testo, ma dovette fermarsi già dopo la prima manciata di parole.
Non era quello che si aspettava.
E non riuscì a tenerlo per sè.
"Sono, libero?"
Il buon umore del trio sparì in un istante.
"Sei un traditore di Damara," sputò il primo.
"Un rinnegato", aggiunse un altro.
"E un bandito", concluse il terzo uomo lanciandogli un carboncino.
Il documento usava una parola che le riassumeva tutte e tre.

Vaeringjar.

Firmò, e quella fu l'ultima volta in cui usò il suo vero nome.
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