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I due lupi
#1
Prologo

Dernovia-Rashemen 1385

[Immagine: 440700.jpg]


"Ragazzo, nella mente e nel cuore di ogni essere umano si combatte una lotta incessante. Anche se io sono vecchio capo, guida della Loggia del Lupo che mi considera saggio, quella lotta avviene anche dentro di me. Se non ne conosci l'esistenza, ti spaventerai e non saprai mai quale direzione prendere. Magari, qualche volta nella vita vincerai, ma poi, senza capire perché, all'improvviso ti ritroverai perso, confuso e in preda alla paura, e rischierai di perdere tutto quello che hai faticato tanto a conquistare.


Crederai di fare le scelte giuste per poi scoprire che erano sbagliate. Se non capisci le forze del bene e del male, la vita individuale e quella collettiva, il vero sé e il falso sé, vivrai sempre in grande tumulto.

È come se ci fossero due grandi lupi che vivono dentro di ognuno: uno bianco, l'altro nero.

Il lupo bianco è buono, gentile e innocuo. Vive in armonia con tutto ciò che lo circonda e non arreca offesa quando non lo si offende. Il lupo buono, ben ancorato e forte nella comprensione di chi è e di cosa è capace, combatte solo quando è necessario, e quando deve proteggere sé stesso e la sua famiglia. Anche in questo caso lo fa nel modo giusto. Sta molto attento a tutti gli altri lupi del suo branco e non devia mai dalla propria natura.

Ma c'è anche un lupo nero che vive in ognuno, ed è molto diverso. E rumoroso, arrabbiato, scontento, geloso e pauroso. Le più piccole cose gli provocano eccessi di rabbia. Litiga con chiunque, continuamente, senza ragione. Non riesce a pensare con chiarezza poiché avidità, rabbia e odio in lui sono troppo grandi. Ma la sua è rabbia impotente, ragazzo mio, poiché non riesce a cambiare niente. Quel lupo cerca guai ovunque vada, e li trova facilmente. Non si fida di nessuno, quindi non ha veri amici.

A volte è difficile vivere con questi due lupi dentro di sé, perché entrambi lottano strenuamente per dominare l'anima."

Dragan chiese ansiosamente:

"Quale dei due lupi vince, allora?"

Con voce ferma, il capo rispose:

"Tutti e due. Se scelgo di nutrire solo il lupo bianco, quello nero mi aspetta al varco per approfittare di qualche momento di squilibrio, o in cui sono troppo impegnato e non riesco ad avere il controllo di tutte le responsabilità. Il lupo nero allora attaccherà il lupo bianco. Sarà sempre arrabbiato e in lotta per ottenere l'attenzione che pretende. Ma se gli presto un po' di attenzione perché capisco la sua natura, se ne riconosco la potente forza e gli faccio sapere che lo rispetto per il suo carattere, e gli chiederò aiuto se la nostra gente si trovasse mai in gravi problemi, lui sarà felice. Anche il lupo bianco sarà felice. Così entrambi vincono. E tutti noi vinciamo.

Confuso, Dragan chiese:

"Non capisco, come possono vincere entrambi?"

Il capo della Loggia continuò:

"Il lupo nero ha molte importanti qualità di cui posso aver bisogno in certe circostanze. E' temerario, determinato e non cede mai. E' intelligente, astuto e capace di pensieri e strategie tortuose. Sono caratteristiche importanti in tempo di guerra. Ha sensi molto acuti e affinati che soltanto chi guarda con gli occhi delle tenebre può valorizzare. Nel caso di un attacco, può essere il nostro miglior alleato.

Il vecchio Berserker tirò fuori due pezzi di carne dalla sacca e li gettò a terra: uno a sinistra e uno a destra. Li indicò, poi disse:

"Qui alla mia sinistra c'è il cibo per il lupo bianco, e alla mia destra il cibo per il lupo nero. Se scelgo di nutrirli entrambi, non lotteranno mai per attirare la mia attenzione e potrò usare ognuno dei due nel modo che mi è necessario. E, dal momento che non ci sarà guerra tra i due, potrò ascoltare la voce della mia coscienza più profonda, scegliendo quale dei due potrà aiutarmi meglio in ogni circostanza.

Se capisci che ci sono due grandi forze dentro di te e le consideri con uguale rispetto, saranno entrambi vincenti e convivranno in pace. La pace, è la missione dei Rashemen, il fine ultimo della vita. Un uomo che ottiene la pace interiore ha tutto. Un uomo che è lacerato dalla guerra che si combatte dentro di lui, è niente"
[Immagine: Firma_DRAGAN2.jpg]
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#2
Dragan

Spiaggia-Mare della Luna-Alturiak 1391




"Che il cuore sia una belva feroce, ce lo dice la Natura che l’ha rinchiuso in una gabbia d’ossa."



Riacquisto i sensi svegliato da un urlo straziante e dal suono di carne e ossa lacerate, mi sollevo il più velocemente possibile afferrando il mio vecchio spadone, la vista è ancora appannata ma riesco fortunatamente ad avvistare il mio avversario. Lo osservo avvicinarsi, ne studio i movimenti, respiro cercando il ritmo del mio cuore, il ritmo è tutto nella battaglia, saper anticipare o ritardare il battito significa prendersi un bel vantaggio.

Cosa diavolo è questa volta? Cosa è che si avvicina? non mi interessa. So soltanto che questa creatura è sulla mia strada e niente e nessuno può permettersi di frapporsi sulla mia strada. Nessun rancore, nessuna emozione solo il freddo acciaio della mia lama. L'essere è contorto, bavoso e peloso, le sue zampe affondano pesantemente nella sabbia, la sua lingua penzola passando sulla dentatura affilata e sporca di sangue, ha una coda lunga e pelosa, un enorme lupo dal pelo nero dai muscoli massicci e guizzanti, le sue proporzioni però sono quelle di un cavallo. Punta i suoi quattro occhi rossi sulla preda, io.

La creatura guizza spalancando le sue fauci bestiali. Usa la coda per darsi lo slancio, le sue zampe sono massicce e ben artigliate, resto immobile fino all'ultimo poi seguo la scia della belva, ruoto il corpo , scarto di lato e riprendo posizione. Posso tentare un colpo al fianco ma preferisco non rischiare per adesso, il combattimento è solo all'inizio.
Di nuovo faccia a faccia, guardare il muso di quella belva è quasi una sofferenza, ma negli occhi  risiede l'intento. Anche le creature più stupide nascondono qualcosa nello sguardo, appoggio il peso del mio corpo su una gamba e sono pronto ad attaccare per primo. Il lupo fa un passo indietro, forse è infastidito, forse per la prima volta conosce qualcosa che si chiama paura.

La paura è sorella e puttana, non ci può fidare della paura, ma a volte è proprio lei che ti salva la pelle e come una sorella ti rimane accanto anche se non la vuoi e come una puttana, ti chiede il prezzo quando meno te lo aspetti. Il colpo è una finta, la bestia ci crede, scarta e rilancia dall'altro lato, mossa azzardata l'aspetto al varco, ruoto la lama e sento la dura pellaccia resistere al filo, imprimo più forza e finalmente un fiotto di sangue scuro sprizza nell'aria calda. Nel silenzio asfissiante della spiaggia, rotto solo dai movimenti dei due contendenti un ruggito straziante si alza nel cielo. La creature è ferita e adesso è cento volte più pericolosa, questo non posso evitarlo. 
La bestia è troppo grossa per poter essere uccisa con un solo colpo, quello è il momento della svolta. Ma se fossi riuscito ad infierire un altro colpo la creatura avrebbe smesso di crederci. Avrebbe sentito il morso della paura, quello vero, quello che non ti lascia scampo. Non devo avere fretta questa volta, indietreggio con i miei passi mentre la belva si muove nervosa verso di me. Un affondo, un altro affondo, zampe, artigli , fauci bavose e sangue rosso. La stanchezza affiora, dopo il naufragio è tutta nelle mie gambe e sono loro la chiave di un buon combattimento. Sento che la lotta non può proseguire per molto a quel ritmo, sento che la fretta come la paura può essere puttana e sorella, sento che ho un solo colpo a disposizione e anche il lupo che ringhia dentro di me, mi avverte che deve essere quello giusto.

La belva ha riacquistato fiducia, non pensa alla ferita non pensa alla morte, pensa solo allo stomaco che le impone di andare avanti, un pasto dopo l'altro. Nessun ideale, nessun motivo onorevole, o forse si?. Cibo, ecco quello che siamo, guerrieri e bestie.
Il sole si tinge di arancione, le colline che portano verso i boschi sono poco più sotto e il disco di fuoco si prepara ad affogare nel mare dolciastro alle mie spalle. Presto cadrà l'oscurità e forse creature ancora più pericolose lasceranno le loro tane. Un altro buon motivo per non denigrare la fretta.

Le zanne si fanno più vicine, il miasma della sua bocca diventa insopportabile, le gambe incominciano a tremare. Per quanto tempo riuscirò ancora a sopportare un simile sforzo? continuo a retrocedere, un passo dopo l'altro, perdo centimetri e la ferocia del mio lupo graffia la mia cassa toracica, sa di potermi aiutare. La creature è su di me, mi abbandono alla rabbia e alla fame del lupo liberandolo dalla sua gabbia e con un urlo feroce riacquisto forza e vigore , affondo lo spadone, il bersaglio è ovviamente il cuore. La punta di acciaio penetra questa volta con più facilità, strappando la carne, spaccando la costola e immergendosi senza pietà dentro al muscolo pulsante.
La bestia mostruosa si accascia per terra, geme, rantola e si dimena, è il triste e glorioso finale della battaglia, gli mozzo la testa e la sollevo al cielo, ululando il mio nome.

DRAGAN!!!
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#3
Il lupo e la sirena

Porto di Hillsfar-Mare della Luna-Alturiak 1391




"Io, esule, non ho casa : sono stato gettato via verso l'infinito"



Ho lasciato ormai da tempo alle mie spalle la spiaggia con la putrida carcassa di quella bestia, mi sforzo di proseguire il mio viaggio in cerca di una città o di punto di riferimento, ma la fitta e insidiosa vegetazione della foresta non mi semplifica affatto le cose. Sono stanco e malnutrito, ogni passo mi costa come dieci, mi fermo quel tanto che basta per riprendere fiato ritrovandomi ad ammirare per la prima volta la foresta che mi ospita, meravigliosa non ho altre parole, la sua bellezza è accompagnata da un costante senso di pericolo, la sensazione di essere osservati sempre da qualcosa o da qualcuno, sento di nuovo la mano della paura stringermi la spalla, non devo rimanere fermo devo muovermi prima che cali di nuovo la notte.


Mi arrampico lungo un crinale erboso, aiutandomi con le mani ben salde su erbacce e radici, sento ogni muscolo del corpo bruciarmi per lo sforzo e quando finalmente arrivo in cima drizzo la schiena dolente guardando oltre, a poca distanza si stagliano le mura di una città che affaccia sul mare, consapevole di essere finalmente in salvo faccio l'errore di lasciarmi trascinare dalla fretta, inciampo su una maledetto sasso e cado dall'altra parte, rotolando lungo la collina e imprecando tutti gli dei che conosco, una fitta di dolore mi morde il costato, quasi sbeffeggiandomi per la mia stupidità.

Mi rialzo ritrovandomi a vagare in direzione del porto come un vagabondo, avvicinandomi alle terre coltivate e le prime fattorie scorgo verso di me i primi sguardi ostili e spaventati, non posso completamente biasimarli e decido di farmi furbo, quasi come se il destino volesse ancora deridermi mi ritrovo a rubare l'abito di un grosso spaventapasseri, un vecchio logoro e puzzolente saio incappucciato. Il porto è pieno di vita, gli odori cittadini mi investono di colpo come un cazzotto sul volto, di tanto in tanto la vista mi si annebbia, è un altro scherzo della fame e della stanchezza. Quasi per caso finisco per poggiarmi contro una robusta porta di legno da cui provengono schiamazzi e cozzare di boccali, sollevo lo sguardo giusto per notare l'insegna, una donna metà pesce con due grossi seni in bella vista e mi chiedo, perché diamine non entrarci?

L'interno della locanda fa a pezzi ogni mia fantasiosa aspettativa, è un luogo fatiscente, fetido e malandato gli avventori sono marinai e qualche brutto ceffo dallo sguardo truce e stanco. Arranco verso il bancone e mi abbatto letteralmente su uno degli sgabelli, l'oste è un mezzorco ben piazzato dallo sguardo fin troppo intelligente per uno della sua stirpe e subito decide di mettere in chiaro le cose :

"Forestiero se non hai da pagare per quanto mi riguarda puoi bere l'acqua delle pozzanghere fuori da qui, ma non scaldare per nulla i miei sgabelli..."

Non mi sento affatto in grado di contraddirlo, non sono in forze e dannazione se ha ragione, non ho un soldo bucato per pagarmi nemmeno i rimasugli della sua cucina, faccio per alzarmi ma le gambe non sono d'accordo, quando ad un tratto alle mie spalle sento una voce femminile e del tintinnare di monete sul bancone.

"Ahoy Tesoro!!, offro io da bere a questo grosso pezzente!"

...A quanto pare la fortuna stava iniziando a girare finalmente dalla mia parte...
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#4
Ciò che ribolle nel sangue

Cantiere Morris-Mare della Luna-Ches 1391




"Il dolore conduce all'amarezza, l'amarezza alla rabbia ; viaggia troppo in quella direzione e perderai la via"


Spalanco gli occhi di colpo tuffandomi in un mondo senza luci e colori, ci metto un attimo per ricordarmi dove sono e il profumo della sua pelle e dei suoi capelli da un vivido strattone alla mia memoria. Il suo corpo giace nudo sul mio su un divano troppo piccolo per contenerci entrambi, questa di passare la notte insieme sta diventando una piacevole abitudine e se la stanza potesse parlare, racconterebbe storie che farebbero arrossire anche l'Albero Maestro. Le sfioro la schiena con i polpastrelli in una carezza riconoscente, le devo moltissimo ma questa volta il mio risveglio è stato diverso, sguscio più silenziosamente possibile dal caldo abbraccio del suo corpo e dalla morbida stoffa del divano. Mi affaccio alla finestra dell'ufficio scostando una tenda chiusa e la luce della luna mi mostra di nuovo i colori del mondo.

L'ho sognato, non mi capitava ormai da parecchio... ho sognato le mie mani sporche del suo sangue e lo sguardo dei miei fratelli e compagni indugiare su di me con rabbia, delusione e vergogna. Potessi tornare indietro fratello mio fermerei la mia mano, ucciderei me stesso se fosse necessario. E' incredibile come il dolore dell'anima non venga mai capito, se ti becchi una pugnalata o un colpo da balestra c'è chi pensa a rattoppare e guarire le tue ferite, se ti rompi una gamba te la steccano, se hai il cuore a pezzi e sei cosi disperato da non riuscire a dirlo se hai la gola stretta dal morso della rabbia, non se ne accorgono neanche. Eppure il dolore dell'anima è una ferita molto più grave di una pugnalata o una gamba rotta, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare.

Mi ritrovo a stringere i pugni con tanta forza da farmi sanguinare le mani, ecco il suo feroce e furioso richiamo. Sento il petto bruciarmi come se il cuore e i polmoni andassero a fuoco, vorrei strapparmi la pelle dalla carne e balzare fuori dalla finestra colpendo chiunque incroci la mia strada, rabbia atavica e folle che graffia e scalcia per venire al mondo. Apro la porta dell'ufficio e vado fuori, nudo sotto il cielo stellato e la luna, se avessi ancora lacrime da versale probabilmente ora crollerei in ginocchio e in lacrime sotto il peso della mia colpa e invece resto solo...

Con ciò che ribolle nel sangue.
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